IVA e crediti non riscossi: che fare?
Negli ultimi anni, il peso dell’IVA non riscossa è diventato una delle principali criticità per le imprese della filiera Ho.Re.Ca. Pagare un’imposta su fatture mai incassate significa sottrarre liquidità, rallentare gli investimenti e compromettere la solidità economica del comparto.
Nuovi criteri: è ora di cambiare
Con l’emendamento all´Art. 25 del ddl di bilancio per il 2026 chiediamo di allineare la disciplina IVA a quella delle imposte dirette, introducendo criteri oggettivi e tempi certi per il recupero dell’imposta.
In sintesi, la proposta prevede tre punti: la revisione del “credito di modesta entità” con limiti aggiornati rispetto alle soglie attuali; la possibilità di recuperare l’IVA dopo sei mesi dalla scadenza della fattura, anche in assenza di procedure concorsuali; una semplificazione normativa che non incide sulle entrate dello Stato, trattandosi di una mera partita di giro tra debito e credito d’imposta.
Una misura che recepisce il principio di neutralità dell’IVA, sancito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Causa C-246/16, Di Maura), e che restituisce alle imprese la possibilità di pianificare con maggiore certezza.
Dalla voce della Filiera
Durante la III Edizione degli Stati Generali della Filiera Ho.Re.Ca., Giuseppe Melis, docente di Diritto Tributario alla LUISS, ha evidenziato la necessità di allineare finalmente la disciplina IVA con quella delle imposte dirette: “Le due normative – ha commentato – devono essere allineate. Oggi l’IVA si può recuperare solo dopo procedure lunghe e costose, mentre per le imposte sui redditi è già previsto un criterio oggettivo. La proposta di AGroDiPAB va nella giusta direzione: dopo sei mesi dal mancato pagamento, l’impresa deve poter emettere nota di credito e recuperare l’IVA. È una misura neutra per lo Stato e vitale per la liquidità delle imprese”.
È una proposta che non pesa sui conti pubblici, ma rafforza la competitività del sistema produttivo.
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