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Redazione AGroDiPAB

Il magazzino detronizzato da un nuovo protagonista 

Quando un ristorante riceve una consegna in ritardo, il problema sembra riguardare il distributore.

Quando un hotel deve modificare il menu perché una referenza non è arrivata nei tempi previsti, la responsabilità ricade apparentemente sulla logistica.

Quando un bar aspetta un prodotto indispensabile per affrontare il fine settimana, il cliente vede un solo interlocutore: il proprio fornitore.

E se l’origine del problema fosse altrove, per esempio nella qualità delle infrastrutture?

Esiste una variabile, nel nostro modo di concepire il business, che continua a rimanere sullo sfondo: la capacità di un Paese di far muovere merci in modo efficiente.

È un aspetto che riguarda da vicino la distribuzione Ho.Re.Ca., perché poche filiere dipendono dalla puntualità delle consegne quanto quella alimentare. Bar, ristoranti e hotel lavorano con tempi sempre più ridotti, ordini frequenti e magazzini essenziali. Ogni rallentamento della rete logistica si trasforma rapidamente in un problema operativo per migliaia di imprese.

Una recente ricerca di McKinsey & Company aiuta a comprendere la dimensione del fenomeno: negli ultimi 25 anni la domanda di mobilità in Europa è cresciuta molto più rapidamente rispetto allo sviluppo delle infrastrutture. In altre parole, persone e merci si muovono sempre di più su una rete che non si è evoluta con la stessa velocità.

È uno squilibrio destinato ad accentuarsi.

Secondo McKinsey, tra il 2026 e il 2040 saranno necessari circa 10.000 miliardi di euro di investimenti per adeguare il sistema infrastrutturale europeo. Una cifra che deriva da tre fenomeni destinati a procedere contemporaneamente: l’invecchiamento delle infrastrutture esistenti, la transizione energetica e la progressiva digitalizzazione delle reti di trasporto.

Un sistema più intelligente per tutti 

Le infrastrutture del futuro dovranno essere in grado di dialogare con i mezzi di trasporto, con i sistemi di gestione delle flotte, con i magazzini automatizzati e con le piattaforme digitali che organizzano i flussi delle merci.

È un cambiamento che modifica profondamente anche il ruolo della distribuzione, dove per anni l’efficienza è stata misurata quasi esclusivamente all’interno dell’azienda: organizzazione del magazzino, produttività delle flotte, capacità commerciale. Oggi una parte crescente della competitività dipende da fattori esterni, non controllabili. 

La distribuzione alimentare non può permettersi interruzioni prolungate, ritardi sistematici o inefficienze diffuse. La puntualità della consegna è una componente essenziale del funzionamento della ristorazione italiana.

Per questo motivo parlare oggi di infrastrutture significa parlare di politica industriale.

Significa interrogarsi sulla capacità dell’Europa e dell’Italia di accompagnare la crescita di una filiera che ogni giorno garantisce l’approvvigionamento di centinaia di migliaia di pubblici esercizi.

Possiamo avere il magazzino migliore del mondo, ma la garanzia del successo del nostro lavoro non è solo nelle nostre mani… 

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Innovazione alimentare: la tecnologia, da sola, non basta

Quando si parla di innovazione nel settore alimentare, il dibattito tende a concentrarsi sulle tecnologie emergenti. Intelligenza artificiale, sensori intelligenti, blockchain, digital twin, robotica, sistemi di tracciabilità avanzata: ogni anno il mercato propone strumenti sempre più sofisticati, spesso presentati come soluzioni destinate a rivoluzionare la filiera.

All’interno dell’industria, però, si respira un’aria differente. 

Nel food, l’innovazione raramente coincide con l’introduzione di una nuova tecnologia, più spesso coincide con la capacità di integrarla in processi complessi, dove convivono esigenze produttive, sicurezza alimentare, sostenibilità economica, conformità normativa e continuità operativa.

Questo è il passaggio che distingue un progetto sperimentale da un’innovazione realmente capace di generare valore.

Negli ultimi anni la ricerca internazionale ha iniziato a spostare l’attenzione proprio su questo aspetto. Un numero crescente di studi evidenzia come il successo della trasformazione digitale dipenda meno dalla disponibilità delle tecnologie e molto di più dalla loro integrazione nei processi aziendali, nella cultura organizzativa e nella capacità delle imprese di adattare modelli produttivi già esistenti.

Il settore alimentare presenta caratteristiche che rendono questa sfida ancora più complessa rispetto ad altri comparti manifatturieri, dato che ogni innovazione deve confrontarsi con un sistema articolato di requisiti igienico-sanitari, procedure di autocontrollo, tracciabilità, certificazioni, controlli ufficiali e standard qualitativi. A differenza di altri settori industriali, non è sufficiente che una tecnologia funzioni: deve dimostrare di poter operare in modo affidabile, ripetibile e conforme lungo tutta la filiera.

La questione riguarda direttamente anche il mondo della distribuzione, ed è per questo che Carmen Cassese, nostro Consigliere per gli Affari Politici e le Relazioni Istituzionali, segue convegni e seminari proprio sul tema. 

Il valore degli investimenti IT, tecnologia data per assodata, dipende dalla capacità di far dialogare sistemi diversi, di integrare le informazioni provenienti da fornitori, magazzini, reti commerciali e clienti e di trasformare i dati raccolti in decisioni operative.

In altre parole, la vera innovazione consiste nel ripensare i processi affinché la tecnologia diventi parte integrante del loro funzionamento.

Anche il quadro europeo si sta muovendo: le politiche comunitarie dedicate all’innovazione agroalimentare attribuiscono crescente importanza all’integrazione tra ricerca, industria, sostenibilità e trasferimento tecnologico. L’obiettivo è favorire sistemi produttivi più resilienti, interoperabili e capaci di rispondere contemporaneamente alle esigenze del mercato, della sicurezza alimentare e della competitività internazionale.

Per AGroDiPAB Ho.Re.Ca. questa evoluzione apre una riflessione strategica.

Il distributore non rappresenta più soltanto il collegamento logistico tra industria e cliente finale. È sempre più spesso il punto di incontro tra informazioni, prodotti, servizi e competenze. La qualità dell’innovazione dipenderà quindi anche dalla capacità di condividere dati, coordinare processi e creare continuità tra tutti gli attori della filiera.

L’innovazione alimentare, in altre parole, è un processo collettivo che coinvolge produttori, distributori, operatori della ristorazione, istituzioni e ricerca.

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Incarico istituzionale per la nostra Associazione

Con immenso orgoglio comunichiamo che nei giorni scorsi AGroDiPAB HO.RE.CA. ha assunto ufficialmente il coordinamento diretto del nuovo tavolo “Filiera HoReCa” presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Non siamo stati semplicemente invitati ad ascoltare: siamo noi a guidare il confronto.
𝐋𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 “𝐈𝐦𝐩𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐈𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞” 𝐞 “𝐃𝐃𝐓 𝐄𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨” 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐚𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐚𝐠𝐦𝐚𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞.
Lavoreremo su tre priorità operative immediate:
𝐑𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐔𝐦𝐚𝐧𝐞: competenze e nuove regole per gestire il lavoro in modo sostenibile.
𝐄𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐋𝐨𝐠𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚: protezione e ottimizzazione dell’ultimo miglio.
𝐒𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐅𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞: strumenti concreti per la tutela del credito delle PMI.
Questa è una svolta storica che legittima il valore strategico di chi distribuisce e valorizza l’eccellenza del Made in Italy.
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Chi porterà domani i prodotti sulle tavole di bar, hotel e ristoranti?

Ogni giorno migliaia di imprese della filiera Ho.Re.Ca. garantiscono una promessa semplice quanto fondamentale: consegnare il prodotto giusto, nel posto giusto e nel momento giusto. Questo meccanismo rodato poggia su una figura professionale destinata a diventare sempre più strategica: l’autista.

Attualmente la distribuzione agroalimentare si trova di fronte a un problema che non è logistico, ma anagrafico. Secondo il più recente rapporto dell’International Road Transport Union (IRU), in Italia il 45% degli autisti di mezzi pesanti ha più di 55 anni, mentre solo il 2,2% ha meno di 25 anni. È  uno dei divari generazionali più marcati a livello europeo.

Da qui a 10 anni?

Una parte consistente degli operatori oggi impiegati nella distribuzione raggiungerà l’età pensionabile, mentre il numero di giovani che sceglie questa professione continua a rimanere limitato. Qui si mina la stabilità dell’intera filiera.

Per un produttore, un importatore o un distributore Ho.Re.Ca., la puntualità delle consegne è uno dei principali fattori di competitività. Un bar che non riceve il latte prima dell’apertura, un ristorante che attende una materia prima fresca o un hotel che deve rifornire il buffet della colazione non possono non riceverlo… ecco perché a nostro parere la questione assume una dimensione manageriale.

Occorre rapidamente investire sul ricambio generazionale per dare continuità operativa all’impresa. Rendere più attrattiva la professione, migliorare l’organizzazione del lavoro, favorire la formazione continua e valorizzare le competenze degli autisti: stiamo parlando di decisioni strategiche che incidono direttamente sulla capacità dell’azienda di mantenere gli impegni assunti con i propri clienti.

La distribuzione agroalimentare italiana ha costruito negli anni un patrimonio fatto di puntualità, flessibilità e capacità di rispondere rapidamente alle esigenze dei clienti. Se vogliamo conservare questo patrimonio dobbiamo impegnarci a programmare in modo sempre più attento le nostre risorse.

Una questione di reputation 

Ogni consegna effettuata nei tempi previsti contribuisce a rafforzare il rapporto di fiducia tra fornitore e cliente. Prepararsi oggi significa garantire domani quella continuità di servizio che rappresenta uno dei principali punti di forza della filiera Ho.Re.Ca. italiana. Certo, la qualità di un prodotto comincia dalla sua origine, ma si completa soltanto quando arriva puntualmente nelle mani di chi ogni giorno lo trasforma in valore per il consumatore finale.

Vuoi rimanere aggiornato sulle tematiche più importanti per la distribuzione Ho.Re.Ca.? Associati ad AGroDiPAB Ho.Re.Ca., scrivi a segreteria@agrodipab.com

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Se l’insicurezza alimentare cresce, cambia anche la responsabilità della filiera

Insicurezza alimentare non è mancanza di cibo. 

Per lo meno non lo è più.

La sfida attuale, infatti, riguarda la possibilità, per un numero crescente di cittadini, di accedere con continuità ad alimenti sani, sicuri, nutrienti e di qualità.

Noi siamo parte integrante – in qualità di attori della filiera – di questa sfida.

Secondo il Rapporto Il Caso Italia 2026 dell’Osservatorio Waste Watcher International, l’indice nazionale di insicurezza alimentare ha raggiunto quota 14,36, in aumento rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo è il dato riferito alla Generazione Z, dove il fenomeno registra un incremento del 50%, mentre nel Mezzogiorno la crescita raggiunge il 28%.

Il problema riguarda sempre più la qualità dell’accesso al cibo e la capacità delle famiglie di mantenere nel tempo un’alimentazione equilibrata, anche in presenza di tensioni economiche.

Per questo motivo il ruolo della filiera agroalimentare assume un valore strategico.

Ogni scelta compiuta lungo la catena produttiva contribuisce infatti a determinare disponibilità, qualità, sicurezza e accessibilità degli alimenti. La competitività del sistema si misura anche sulla possibilità di garantire continuità di approvvigionamento, stabilità dei prezzi e mantenimento degli standard qualitativi.

Il paradosso evidenziato dal rapporto è particolarmente interessante: mentre lo spreco alimentare domestico continua a diminuire, cresce contemporaneamente l’insicurezza alimentare. Significa che una parte della popolazione acquista con maggiore prudenza, ma incontra maggiori difficoltà nel costruire una dieta completa e stabile nel tempo.

La funzione sociale della filiera

Valorizzare le produzioni nazionali, ridurre le inefficienze logistiche, investire nell’innovazione, favorire la trasparenza dei mercati e sostenere modelli distributivi sono strumenti concreti per rafforzare la sicurezza alimentare del Paese.

Anche le politiche pubbliche sono chiamate a evolvere: oggi non è più sufficiente aumentare la disponibilità di alimenti, occorre creare le condizioni affinché il cibo di qualità rimanga realmente accessibile alle persone, senza comprimere la sostenibilità economica delle imprese agricole, dell’industria alimentare e della distribuzione.

L’insicurezza alimentare, quindi, non rappresenta meramente un indicatore sociale: è anche un indicatore della resilienza del sistema agroalimentare nazionale.

Da qui che può partire una nuova stagione di politiche capaci di coniugare competitività, sostenibilità e diritto a un’alimentazione di qualità, riconoscendo alla filiera italiana un ruolo sempre più centrale nella tutela del benessere collettivo. Noi di AGroDiPAB Ho.Re.Ca. intendiamo essere protagonisti primari, per questo richiediamo il tuo supporto.

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Il packaging e la lezione che arriva dall’Europa

Quanto vale una scatola?

La risposta più immediata sarebbe: poco, in fondo il valore sta nel prodotto che contiene. Nel vino, nel caffè, nella pasta, nelle conserve, nelle bevande. L’imballaggio sembra quasi un elemento secondario, qualcosa che accompagna la merce dal produttore al cliente.

Come mai allora l’Europa sta costruendo una normativa che parte da una convinzione opposta? Che, cioè, il packaging sia parte del prodotto stesso?

Questa filosofia sta dietro al nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che entrerà in applicazione il 12 agosto 2026 e che coinvolgerà direttamente produttori, distributori, logistica e operatori del mondo Ho.Re.Ca.

Secondo la Commissione Europea, ogni cittadino dell’Unione genera oggi circa 178 chilogrammi di rifiuti da imballaggio all’anno. Senza interventi correttivi, questa quantità potrebbe crescere del 19% entro il 2030, mentre i rifiuti di plastica aumenterebbero del 46%.

Numeri che spiegano perché Bruxelles abbia deciso di intervenire in modo così deciso.

Un cambiamento epocale

Per molti anni la competitività si è misurata soprattutto attraverso il costo delle materie prime, l’efficienza della produzione e la forza commerciale. Oggi si aggiunge una nuova variabile: la capacità di utilizzare le risorse in modo intelligente lungo tutta la filiera.

L’imballaggio diventa così un indicatore di efficienza, influenza i costi logistici, determina la facilità di recupero dei materiali. Condiziona la conformità normativa. Contribuisce alla reputazione aziendale. È una trasformazione culturale prima ancora che tecnica.

Per anni il packaging è stato progettato per proteggere il prodotto, ora deve anche dimostrare di poter avere una seconda vita, deve essere riciclabile, deve ridurre gli sprechi. Deve dialogare con un sistema economico che punta sempre più alla circolarità.

Una rivoluzione che passa anche dai nostri magazzini

Quante delle attività quotidiane considerate normali oggi saranno ancora tali tra cinque anni?

Quanti processi logistici verranno ripensati?

Quante scelte di acquisto verranno influenzate dalla composizione degli imballaggi?

La storia dell’impresa è piena di innovazioni nate da elementi apparentemente marginali. Pensiamo al codice a barre, o al pallet, tecnologie o strumenti che inizialmente sembravano dettagli operativi e che hanno finito per rivoluzionare interi mercati.

Forse il packaging si trova oggi nella stessa posizione.

Noi non possiamo stare alla finestra a guardare, dobbiamo essere pronti a innovare le nostre aziende in maniera virtuosa, per l’ambiente e per il mercato.

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Annunciata la IV edizione degli Stati Generali della Filiera Ho.Re.Ca.

Il prossimo 27 ottobre, nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è prevista la IV edizione degli Stati Generali della Filiera Ho.Re.Ca., promossi da AGroDiPAB Ho.Re.Ca., Associazione dei Grossisti della Distribuzione di Prodotti Alimentari e Bevande.

L’appuntamento giunge in una fase che può essere considerata una delle più significative nella storia recente della distribuzione Horeca italiana. Negli ultimi mesi il comparto ha infatti ottenuto risultati che fino a pochi anni fa apparivano difficilmente immaginabili. Dal riconoscimento normativo della figura dell’operatore della distribuzione di prodotti alimentari nel settore Ho.Re.Ca., introdotto dalla Legge annuale sulle PMI, all’avvio del Gruppo Filiera Ho.Re.Ca. presso il Tavolo Agroindustria del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, stiamo come settore progressivamente conquistando uno spazio stabile nel dialogo con le istituzioni.

È un passaggio che modifica profondamente il ruolo della distribuzione di cui emerge, finalmente, con maggiore chiarezza la funzione economica, capace di mettere in relazione produzione, ristorazione, hotellerie, pubblici esercizi e territorio, contribuendo alla competitività dell’intera filiera agroalimentare italiana. 

È la missione che AGroDiPAB Ho.Re.Ca. porta avanti dalla sua costituzione nel 2021: rappresentare, tutelare e valorizzare un comparto strategico per lungo tempo privo di una rappresentanza istituzionale dedicata.

Trasformiamo il confronto in proposta

Durante la prossima edizione faremo il punto sui risultati ottenuti, analizzeremo con gli interlocutori le principali sfide economiche che attendono la filiera e individueremo le priorità da sottoporre alle istituzioni nazionali. Sul tavolo saranno presenti temi che riguardano direttamente la competitività delle imprese: logistica, sostenibilità economica della distribuzione, evoluzione normativa, innovazione, digitalizzazione, formazione, rapporti di filiera e valorizzazione del ruolo strategico dei distributori.

L’iniziativa vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo, della distribuzione, della ristorazione, dell’hotellerie e dei servizi collegati, con l’obiettivo di favorire un dialogo che coinvolga tutti gli attori del sistema del fuori casa.

Gli Stati Generali della Filiera Ho.Re.Ca. si inseriscono dunque in un percorso ormai consolidato di rappresentanza e costruzione di politiche di settore, che guarda oltre le esigenze del singolo imprenditore e punta a rafforzare il dialogo tra istituzioni e filiera, nella convinzione che una distribuzione più efficiente, moderna e riconosciuta significhi maggiore competitività per l’intero sistema agroalimentare italiano.

L’appuntamento è fissato per martedì 27 ottobre 2026, dalle ore 10.00 alle ore 14.00, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in Via Santa Maria in Via 37A, Roma.

Per informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa all’indirizzo segreteria@agrodipab.com.

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Nuovi scenari per il vino italiano, nuove prospettive per la filiera

Secondo un’analisi dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV), nei dodici mesi compresi tra aprile 2025 e marzo 2026 il vino italiano ha perso oltre 340 milioni di euro di export verso gli Stati Uniti. Il calo è stato del 17% a valore e del 9% a volume, portando le spedizioni ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni. Nello stesso periodo il valore delle esportazioni verso il mercato americano è sceso da 1,99 miliardi a 1,65 miliardi di euro. Le aziende hanno inoltre ridotto mediamente i listini del 9% per assorbire parte dell’impatto dei dazi e contenere gli aumenti per il consumatore finale (Fonte: Osservatorio UIV su dati Istat, maggio 2026).

Si potrebbe considerare questa vicenda come un problema esclusivamente legato al vino. In realtà il tema riguarda l’intera filiera agroalimentare e, in particolare, il mondo Ho.Re.Ca.

Gli Stati Uniti rappresentavano prima dell’introduzione dei dazi circa il 24% dell’export vinicolo italiano, con un controvalore vicino ai 2 miliardi di euro annui; quando un mercato di queste dimensioni rallenta, gli effetti si propagano inevitabilmente lungo tutta la catena del valore.

Il primo effetto

Per molti anni il settore del vino ha trovato negli Stati Uniti uno sbocco naturale e redditizio. I risultati ottenuti hanno consolidato una convinzione diffusa: alcuni mercati sembravano acquisiti, quasi permanenti. Così non è non sarà nel futuro.

Il secondo effetto, che diventa per noi un beneficio 

Quando un produttore perde quote di mercato all’estero, cerca inevitabilmente nuove opportunità. Alcune aziende guardano ad altri Paesi; altre intensificano la presenza sul mercato interno. Questo significa che il canale Ho.Re.Ca. italiano può diventare un terreno ancora più competitivo, con una maggiore disponibilità di referenze, nuove politiche commerciali e una crescente pressione sulle marginalità. Con il distributore come sempre al centro. 

Per una riflessione complessiva

Negli ultimi anni si è parlato molto di inflazione, costo dell’energia e difficoltà di reperimento del personale. Meno attenzione è stata dedicata a un’altra questione: la volatilità dei mercati internazionali. Questa geografia terribilmente in movimento suggerisce una domanda più ampia: quanto sono preparate le filiere alimentari italiane a convivere con un mondo nel quale gli equilibri commerciali diventano sempre più instabili?

La questione riguarda il vino oggi, ma potrebbe riguardare altre categorie domani.

Per questo la notizia dei 340 milioni di euro persi non dovrebbe essere letta soltanto come un dato economico, ma come un MEMO. Ricorda che la solidità di una filiera dipende anche dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti, di diversificare i mercati e di costruire relazioni commerciali sufficientemente robuste da resistere alle turbolenze.

In fondo, la storia dell’agroalimentare italiano è sempre stata una storia di adattamento: i numeri che arrivano dagli Stati Uniti invitano semplicemente a continuare su questa strada, con una consapevolezza in più, che nessun mercato può essere considerato “definitivo”.

Partecipa alla costruzione di una rete di distributori forte, iscriviti all’Associazione, invia una mail a segreteria@agrodipab.com

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Mimit: attivato il Gruppo Filiera Ho.Re.Ca. del Tavolo Agroindustria 

Il 26 giugno scorso sono partiti i gruppi di lavoro del Tavolo Agroindustria presso il Mimit. È dunque ufficialmente nato il Gruppo Filiera Horeca lanciato da AGroDiPAB Ho.Re.Ca., che ne assume il coordinamento.

In particolare: il Presidente di AGroDiPAB Ho.Re.Ca. Giuseppe Arditi è coordinatore del tavolo, mentre Carmen Cassese, Consigliere per le relazioni istituzionali, è coordinatrice del tavolo. 

Da tutto lo staff e i soci della nostra Associazione congratulazioni. 

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Siamo in Tv a Ipso Facto

La nostra associazione, con la diretta voce del Presidente Giuseppe Arditi, è protagonista di una rubrica, intitolata Punto HoReCa: La filiera in diretta, all’interno di Ipso Facto: L’Italia si racconta, programma condotto e realizzato dalla giornalista Francesca Ghezzani su Canale Europa TV. È possibile rivedere l’ultima puntata – in cui il Presidente racconta l’impegno e la tutela messi in campo per tutti i distributori della filiera, su LinkedIn, AgroDiPAB Ho.Re.Ca. 

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