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Cabina di Regia sui controlli agroalimentari: i numeri che ci interessano 

La Cabina di Regia sui controlli agroalimentari è l’organismo istituito presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF) per coordinare l’attività di tutti gli enti che svolgono controlli lungo la filiera agroalimentare.

La sua funzione è semplice ma strategica: evitare che ogni amministrazione operi in modo isolato e costruire un sistema nel quale informazioni, banche dati e attività ispettive vengano condivise.

Ne fanno parte, tra gli altri, ICQRF, Carabinieri (CUFAA e NAS), Guardia di Finanza, Capitanerie di Porto, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, AGEA (Agecontrol) e Polizia di Stato.

Con la Legge sulla Tutela Agroalimentare, approvata il 15 aprile 2026, la Cabina di Regia è diventata una struttura permanente, con il compito di pianificare i controlli sulla base dell’analisi del rischio, migliorare la tracciabilità dei prodotti agroalimentari, rafforzare il contrasto alle frodi e ridurre le duplicazioni ispettive a carico delle imprese.

Come dichiarato dal Ministro Francesco Lollobrigida, l’obiettivo è concentrare le risorse sui fenomeni realmente critici, evitando che gli imprenditori che operano correttamente siano sottoposti a verifiche ripetitive da parte di amministrazioni diverse.

Perché è un cambiamento importante anche per la distribuzione Ho.Re.Ca.?

I dati diffusi dal MASAF mostrano che tra il 2021 e il 2025 i controlli sono aumentati del 25,7%, passando da 251.659 a 315.308. Parallelamente, i controlli congiunti – quelli realizzati da almeno due enti contemporaneamente – sono cresciuti del 93%, passando da 1.127 nel 2023 a 2.174 nel 2025. 

In altre parole, tre vantaggi per noi:

Il primo è la riduzione delle sovrapposizioni. Attraverso il RUCI (Registro Unico dei Controlli Ispettivi) gli enti verificano le attività già svolte, evitando che la stessa impresa venga controllata ripetutamente per gli stessi aspetti. Nel 2025 sono stati registrati oltre 30.000 controlli nel sistema, mentre gli accessi al Registro hanno superato quota 60.000, segno di un utilizzo ormai consolidato.

Il secondo riguarda una maggiore tutela della concorrenza leale. L’analisi preventiva dei dati rende più efficace l’individuazione delle situazioni a rischio. Non a caso, nel 2025 il CUFAA ha rilevato irregolarità in oltre il 50% delle attività controllate, contro circa un terzo nel 2021. L’aumento non indica una crescita delle frodi, ma una migliore capacità di indirizzare i controlli verso gli operatori più esposti.

Il terzo vantaggio interessa direttamente tutta la filiera Ho.Re.Ca.: il Piano Operativo dei Controlli 2026 rafforza le verifiche sui prodotti importati attraverso controlli mirati nei porti e nei valichi di confine, con particolare attenzione alla tracciabilità, alla sicurezza alimentare, ai residui di pesticidi, al benessere animale e al rispetto del principio di reciprocità negli scambi internazionali.

Tutti noi imprenditori della distribuzione, unitamente ai clienti, possiamo finalmente contare su un sistema di vigilanza orientato non solo a reprimere le frodi, ma anche a rafforzare la qualità e l’affidabilità dell’intera filiera.

Fonte: Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF), Prima riunione della Cabina di Regia sui prodotti agroalimentari e presentazione del Piano Operativo dei Controlli 2026.

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Il messaggio chiaro dal comparto pizza

Il settore della pizza in Italia sta vivendo una trasformazione radicale: con oltre 50.000 attività e un giro d’affari che sfiora i 15 miliardi di euro, il 2026 si conferma un anno cruciale per comprendere come il prodotto-pizza non sia un bene di consumo di massa e un pilastro dell’esperienza culinaria che richiede competenze, marketing e innovazione.

Basi, rossi, farciture, certamente rappresentano l’inizio del legame con il cliente ristoratore, ma anche la pizzeria e il ristorante oggi si interpretano come realtà imprenditoriali, con esigenze più raffinate. 

Al mondo della distribuzione viene dunque chiesta una conoscenza approfondita dei principali trend.

Il primato della qualità degli ingredienti

Il consumatore moderno non è guidato dal prezzo, che incide solo per il 12,5% nelle decisioni d’acquisto, bensì dalla qualità delle materie prime, fattore determinante nel 55,6% dei casi. Il pizzaiolo oggi ricerca prodotti eccellenti che permettano di giustificare posizionamenti di prezzo superiori, rendendo necessaria una selezione di forniture che puntino alla premiumizzazione.

La centralità di leggerezza e digeribilità

La richiesta di benessere è diventata un pilastro del consumo, con il 23,6% dei clienti che sceglie la pizzeria in base alla leggerezza e alla digeribilità del prodotto. Questo trend spinge verso l’adozione di impasti innovativi, farine tecniche e lievitazioni studiate, rendendo obsoleta un’offerta basata esclusivamente su farine standard e processi rapidi.

L’efficienza operativa come risposta ai costi e al personale

Le pizzerie affrontano criticità severe legate ai costi energetici, citati dal 61,1% degli operatori, e al reperimento di personale qualificato, definito “molto difficile” dal 75% dei titolari. Il distributore che vuole essere competitivo deve proporre soluzioni in grado di ottimizzare i tempi di preparazione, ridurre gli sprechi e migliorare la gestione energetica, supportando il pizzaiolo nella lotta contro l’aumento dei costi fissi.

La pizza si è trasformata in un racconto di territorio e creatività, dove la capacità di rinnovare il menu in base alla stagionalità — dai topping fino alla carta delle birre — è diventata un asset distintivo. I pizzaioli hanno bisogno di cataloghi dinamici che consentano loro di differenziarsi dalla concorrenza, superando la staticità delle proposte tradizionali per intercettare segmenti di clientela sempre più esigenti e attenti alla varietà.

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Il magazzino detronizzato da un nuovo protagonista 

Quando un ristorante riceve una consegna in ritardo, il problema sembra riguardare il distributore.

Quando un hotel deve modificare il menu perché una referenza non è arrivata nei tempi previsti, la responsabilità ricade apparentemente sulla logistica.

Quando un bar aspetta un prodotto indispensabile per affrontare il fine settimana, il cliente vede un solo interlocutore: il proprio fornitore.

E se l’origine del problema fosse altrove, per esempio nella qualità delle infrastrutture?

Esiste una variabile, nel nostro modo di concepire il business, che continua a rimanere sullo sfondo: la capacità di un Paese di far muovere merci in modo efficiente.

È un aspetto che riguarda da vicino la distribuzione Ho.Re.Ca., perché poche filiere dipendono dalla puntualità delle consegne quanto quella alimentare. Bar, ristoranti e hotel lavorano con tempi sempre più ridotti, ordini frequenti e magazzini essenziali. Ogni rallentamento della rete logistica si trasforma rapidamente in un problema operativo per migliaia di imprese.

Una recente ricerca di McKinsey & Company aiuta a comprendere la dimensione del fenomeno: negli ultimi 25 anni la domanda di mobilità in Europa è cresciuta molto più rapidamente rispetto allo sviluppo delle infrastrutture. In altre parole, persone e merci si muovono sempre di più su una rete che non si è evoluta con la stessa velocità.

È uno squilibrio destinato ad accentuarsi.

Secondo McKinsey, tra il 2026 e il 2040 saranno necessari circa 10.000 miliardi di euro di investimenti per adeguare il sistema infrastrutturale europeo. Una cifra che deriva da tre fenomeni destinati a procedere contemporaneamente: l’invecchiamento delle infrastrutture esistenti, la transizione energetica e la progressiva digitalizzazione delle reti di trasporto.

Un sistema più intelligente per tutti 

Le infrastrutture del futuro dovranno essere in grado di dialogare con i mezzi di trasporto, con i sistemi di gestione delle flotte, con i magazzini automatizzati e con le piattaforme digitali che organizzano i flussi delle merci.

È un cambiamento che modifica profondamente anche il ruolo della distribuzione, dove per anni l’efficienza è stata misurata quasi esclusivamente all’interno dell’azienda: organizzazione del magazzino, produttività delle flotte, capacità commerciale. Oggi una parte crescente della competitività dipende da fattori esterni, non controllabili. 

La distribuzione alimentare non può permettersi interruzioni prolungate, ritardi sistematici o inefficienze diffuse. La puntualità della consegna è una componente essenziale del funzionamento della ristorazione italiana.

Per questo motivo parlare oggi di infrastrutture significa parlare di politica industriale.

Significa interrogarsi sulla capacità dell’Europa e dell’Italia di accompagnare la crescita di una filiera che ogni giorno garantisce l’approvvigionamento di centinaia di migliaia di pubblici esercizi.

Possiamo avere il magazzino migliore del mondo, ma la garanzia del successo del nostro lavoro non è solo nelle nostre mani… 

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Innovazione alimentare: la tecnologia, da sola, non basta

Quando si parla di innovazione nel settore alimentare, il dibattito tende a concentrarsi sulle tecnologie emergenti. Intelligenza artificiale, sensori intelligenti, blockchain, digital twin, robotica, sistemi di tracciabilità avanzata: ogni anno il mercato propone strumenti sempre più sofisticati, spesso presentati come soluzioni destinate a rivoluzionare la filiera.

All’interno dell’industria, però, si respira un’aria differente. 

Nel food, l’innovazione raramente coincide con l’introduzione di una nuova tecnologia, più spesso coincide con la capacità di integrarla in processi complessi, dove convivono esigenze produttive, sicurezza alimentare, sostenibilità economica, conformità normativa e continuità operativa.

Questo è il passaggio che distingue un progetto sperimentale da un’innovazione realmente capace di generare valore.

Negli ultimi anni la ricerca internazionale ha iniziato a spostare l’attenzione proprio su questo aspetto. Un numero crescente di studi evidenzia come il successo della trasformazione digitale dipenda meno dalla disponibilità delle tecnologie e molto di più dalla loro integrazione nei processi aziendali, nella cultura organizzativa e nella capacità delle imprese di adattare modelli produttivi già esistenti.

Il settore alimentare presenta caratteristiche che rendono questa sfida ancora più complessa rispetto ad altri comparti manifatturieri, dato che ogni innovazione deve confrontarsi con un sistema articolato di requisiti igienico-sanitari, procedure di autocontrollo, tracciabilità, certificazioni, controlli ufficiali e standard qualitativi. A differenza di altri settori industriali, non è sufficiente che una tecnologia funzioni: deve dimostrare di poter operare in modo affidabile, ripetibile e conforme lungo tutta la filiera.

La questione riguarda direttamente anche il mondo della distribuzione, ed è per questo che Carmen Cassese, nostro Consigliere per gli Affari Politici e le Relazioni Istituzionali, segue convegni e seminari proprio sul tema. 

Il valore degli investimenti IT, tecnologia data per assodata, dipende dalla capacità di far dialogare sistemi diversi, di integrare le informazioni provenienti da fornitori, magazzini, reti commerciali e clienti e di trasformare i dati raccolti in decisioni operative.

In altre parole, la vera innovazione consiste nel ripensare i processi affinché la tecnologia diventi parte integrante del loro funzionamento.

Anche il quadro europeo si sta muovendo: le politiche comunitarie dedicate all’innovazione agroalimentare attribuiscono crescente importanza all’integrazione tra ricerca, industria, sostenibilità e trasferimento tecnologico. L’obiettivo è favorire sistemi produttivi più resilienti, interoperabili e capaci di rispondere contemporaneamente alle esigenze del mercato, della sicurezza alimentare e della competitività internazionale.

Per AGroDiPAB Ho.Re.Ca. questa evoluzione apre una riflessione strategica.

Il distributore non rappresenta più soltanto il collegamento logistico tra industria e cliente finale. È sempre più spesso il punto di incontro tra informazioni, prodotti, servizi e competenze. La qualità dell’innovazione dipenderà quindi anche dalla capacità di condividere dati, coordinare processi e creare continuità tra tutti gli attori della filiera.

L’innovazione alimentare, in altre parole, è un processo collettivo che coinvolge produttori, distributori, operatori della ristorazione, istituzioni e ricerca.

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Incarico istituzionale per la nostra Associazione

Con immenso orgoglio comunichiamo che nei giorni scorsi AGroDiPAB HO.RE.CA. ha assunto ufficialmente il coordinamento diretto del nuovo tavolo “Filiera HoReCa” presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Non siamo stati semplicemente invitati ad ascoltare: siamo noi a guidare il confronto.
𝐋𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 “𝐈𝐦𝐩𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐈𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞” 𝐞 “𝐃𝐃𝐓 𝐄𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨” 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐚𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐚𝐠𝐦𝐚𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞.
Lavoreremo su tre priorità operative immediate:
𝐑𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐔𝐦𝐚𝐧𝐞: competenze e nuove regole per gestire il lavoro in modo sostenibile.
𝐄𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐋𝐨𝐠𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚: protezione e ottimizzazione dell’ultimo miglio.
𝐒𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐅𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞: strumenti concreti per la tutela del credito delle PMI.
Questa è una svolta storica che legittima il valore strategico di chi distribuisce e valorizza l’eccellenza del Made in Italy.
Diventa socio AGroDiPAB HO.RE.CA. e partecipa al cambiamento!, scrivi a segreteria@agrodipab.com

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Se l’insicurezza alimentare cresce, cambia anche la responsabilità della filiera

Insicurezza alimentare non è mancanza di cibo. 

Per lo meno non lo è più.

La sfida attuale, infatti, riguarda la possibilità, per un numero crescente di cittadini, di accedere con continuità ad alimenti sani, sicuri, nutrienti e di qualità.

Noi siamo parte integrante – in qualità di attori della filiera – di questa sfida.

Secondo il Rapporto Il Caso Italia 2026 dell’Osservatorio Waste Watcher International, l’indice nazionale di insicurezza alimentare ha raggiunto quota 14,36, in aumento rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo è il dato riferito alla Generazione Z, dove il fenomeno registra un incremento del 50%, mentre nel Mezzogiorno la crescita raggiunge il 28%.

Il problema riguarda sempre più la qualità dell’accesso al cibo e la capacità delle famiglie di mantenere nel tempo un’alimentazione equilibrata, anche in presenza di tensioni economiche.

Per questo motivo il ruolo della filiera agroalimentare assume un valore strategico.

Ogni scelta compiuta lungo la catena produttiva contribuisce infatti a determinare disponibilità, qualità, sicurezza e accessibilità degli alimenti. La competitività del sistema si misura anche sulla possibilità di garantire continuità di approvvigionamento, stabilità dei prezzi e mantenimento degli standard qualitativi.

Il paradosso evidenziato dal rapporto è particolarmente interessante: mentre lo spreco alimentare domestico continua a diminuire, cresce contemporaneamente l’insicurezza alimentare. Significa che una parte della popolazione acquista con maggiore prudenza, ma incontra maggiori difficoltà nel costruire una dieta completa e stabile nel tempo.

La funzione sociale della filiera

Valorizzare le produzioni nazionali, ridurre le inefficienze logistiche, investire nell’innovazione, favorire la trasparenza dei mercati e sostenere modelli distributivi sono strumenti concreti per rafforzare la sicurezza alimentare del Paese.

Anche le politiche pubbliche sono chiamate a evolvere: oggi non è più sufficiente aumentare la disponibilità di alimenti, occorre creare le condizioni affinché il cibo di qualità rimanga realmente accessibile alle persone, senza comprimere la sostenibilità economica delle imprese agricole, dell’industria alimentare e della distribuzione.

L’insicurezza alimentare, quindi, non rappresenta meramente un indicatore sociale: è anche un indicatore della resilienza del sistema agroalimentare nazionale.

Da qui che può partire una nuova stagione di politiche capaci di coniugare competitività, sostenibilità e diritto a un’alimentazione di qualità, riconoscendo alla filiera italiana un ruolo sempre più centrale nella tutela del benessere collettivo. Noi di AGroDiPAB Ho.Re.Ca. intendiamo essere protagonisti primari, per questo richiediamo il tuo supporto.

Associati anche tu, scrivi a segreteria@agrodipab.com

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Nuovi scenari per il vino italiano, nuove prospettive per la filiera

Secondo un’analisi dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV), nei dodici mesi compresi tra aprile 2025 e marzo 2026 il vino italiano ha perso oltre 340 milioni di euro di export verso gli Stati Uniti. Il calo è stato del 17% a valore e del 9% a volume, portando le spedizioni ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni. Nello stesso periodo il valore delle esportazioni verso il mercato americano è sceso da 1,99 miliardi a 1,65 miliardi di euro. Le aziende hanno inoltre ridotto mediamente i listini del 9% per assorbire parte dell’impatto dei dazi e contenere gli aumenti per il consumatore finale (Fonte: Osservatorio UIV su dati Istat, maggio 2026).

Si potrebbe considerare questa vicenda come un problema esclusivamente legato al vino. In realtà il tema riguarda l’intera filiera agroalimentare e, in particolare, il mondo Ho.Re.Ca.

Gli Stati Uniti rappresentavano prima dell’introduzione dei dazi circa il 24% dell’export vinicolo italiano, con un controvalore vicino ai 2 miliardi di euro annui; quando un mercato di queste dimensioni rallenta, gli effetti si propagano inevitabilmente lungo tutta la catena del valore.

Il primo effetto

Per molti anni il settore del vino ha trovato negli Stati Uniti uno sbocco naturale e redditizio. I risultati ottenuti hanno consolidato una convinzione diffusa: alcuni mercati sembravano acquisiti, quasi permanenti. Così non è non sarà nel futuro.

Il secondo effetto, che diventa per noi un beneficio 

Quando un produttore perde quote di mercato all’estero, cerca inevitabilmente nuove opportunità. Alcune aziende guardano ad altri Paesi; altre intensificano la presenza sul mercato interno. Questo significa che il canale Ho.Re.Ca. italiano può diventare un terreno ancora più competitivo, con una maggiore disponibilità di referenze, nuove politiche commerciali e una crescente pressione sulle marginalità. Con il distributore come sempre al centro. 

Per una riflessione complessiva

Negli ultimi anni si è parlato molto di inflazione, costo dell’energia e difficoltà di reperimento del personale. Meno attenzione è stata dedicata a un’altra questione: la volatilità dei mercati internazionali. Questa geografia terribilmente in movimento suggerisce una domanda più ampia: quanto sono preparate le filiere alimentari italiane a convivere con un mondo nel quale gli equilibri commerciali diventano sempre più instabili?

La questione riguarda il vino oggi, ma potrebbe riguardare altre categorie domani.

Per questo la notizia dei 340 milioni di euro persi non dovrebbe essere letta soltanto come un dato economico, ma come un MEMO. Ricorda che la solidità di una filiera dipende anche dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti, di diversificare i mercati e di costruire relazioni commerciali sufficientemente robuste da resistere alle turbolenze.

In fondo, la storia dell’agroalimentare italiano è sempre stata una storia di adattamento: i numeri che arrivano dagli Stati Uniti invitano semplicemente a continuare su questa strada, con una consapevolezza in più, che nessun mercato può essere considerato “definitivo”.

Partecipa alla costruzione di una rete di distributori forte, iscriviti all’Associazione, invia una mail a segreteria@agrodipab.com

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Mimit: attivato il Gruppo Filiera Ho.Re.Ca. del Tavolo Agroindustria 

Il 26 giugno scorso sono partiti i gruppi di lavoro del Tavolo Agroindustria presso il Mimit. È dunque ufficialmente nato il Gruppo Filiera Horeca lanciato da AGroDiPAB Ho.Re.Ca., che ne assume il coordinamento.

In particolare: il Presidente di AGroDiPAB Ho.Re.Ca. Giuseppe Arditi è coordinatore del tavolo, mentre Carmen Cassese, Consigliere per le relazioni istituzionali, è coordinatrice del tavolo. 

Da tutto lo staff e i soci della nostra Associazione congratulazioni. 

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Siamo in Tv a Ipso Facto

La nostra associazione, con la diretta voce del Presidente Giuseppe Arditi, è protagonista di una rubrica, intitolata Punto HoReCa: La filiera in diretta, all’interno di Ipso Facto: L’Italia si racconta, programma condotto e realizzato dalla giornalista Francesca Ghezzani su Canale Europa TV. È possibile rivedere l’ultima puntata – in cui il Presidente racconta l’impegno e la tutela messi in campo per tutti i distributori della filiera, su LinkedIn, AgroDiPAB Ho.Re.Ca. 

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Beverage: gli orientamenti che migliorano il business dei tuoi clienti 

Nel mercato Ho.ReCa. esiste una regola che vale più di qualsiasi promozione: chi comprende prima i cambiamenti dei consumatori riesce a costruire offerte più efficaci. La recente ricerca realizzata da AstraRicerche per ASSOBIBE offre spunti preziosi non soltanto per bar, ristoranti e locali, ma anche per te che operi nella distribuzione alimentare e beverage.

I dati raccontano un consumatore diverso rispetto a pochi anni fa, che continua ad amare il gusto, che apprezza i prodotti iconici della tradizione italiana come limonata, aranciata e chinotto, ma che allo stesso tempo legge le etichette, valuta gli ingredienti e presta attenzione al contenuto di zuccheri e calorie.

Presidiare questi trend vuol dire aiutare i clienti a costruire assortimenti più vicini alle aspettative del mercato, per questo come AGroDiPAB Ho.Re.Ca. ci impegniamo a divulgare questi estratti. 

Il gusto resta al primo posto, ma cambia il modo di sceglierlo

La ricerca evidenzia che il gusto rimane il principale criterio di scelta per nove italiani su dieci.

Accanto al gusto, però, emergono nuovi fattori decisionali. Il 58% degli italiani cerca prodotti con meno zuccheri, il 57% legge le informazioni nutrizionali e il 61% dichiara di preferire un consumo moderato. Ecco perché la carta delle bevande, il frigorifero del bar o l’offerta del locale devono essere costruiti per offrire alternative differenti, capaci di soddisfare esigenze diverse senza sacrificare il piacere.

Le bevande zero non sono più una nicchia

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’indagine riguarda la crescita delle bevande senza zuccheri. Più di un italiano su tre sceglie al bar le versioni light o zero. Tra i giovani della Generazione Z il dato sale addirittura a uno su due. Molti locali continuano a considerare le referenze zero come un completamento dell’assortimento; in realtà stanno diventando una leva di vendita autonoma, capace di intercettare consumatori che altrimenti potrebbero orientarsi verso altre categorie.

L’ampliamento delle proposte senza zucchero, delle bevande funzionali e delle referenze arricchite con vitamine e minerali rappresenta oggi una delle opportunità più interessanti per aumentare la soddisfazione del cliente finale.

La tradizione continua a vendere

A quanto pare gli italiani mantengono un forte legame emotivo con le bevande che fanno parte della cultura nazionale. Come citato, limonata, chinotto e aranciata continuano a occupare un posto importante nelle preferenze di consumo. Questo dato suggerisce una strategia particolarmente efficace da proporre ai locali: affiancare innovazione e tradizione.

Da una parte le nuove referenze zero, funzionali e wellness-oriented. Dall’altra i grandi classici della tradizione italiana, valorizzati attraverso il racconto del prodotto e delle sue origini.

L’offerta più vincente oggi nasce proprio dall’equilibrio tra questi due mondi.

Sette italiani su dieci ritengono che le bevande analcoliche possano essere integrate all’interno di uno stile di vita sano ed equilibrato. Allo stesso tempo persistono convinzioni errate: il 52% degli intervistati crede che le bevande zero contengano zuccheri o calorie, mentre il 41% sovrastima l’impatto calorico quotidiano delle bevande analcoliche.

Va da sé che i locali che informano meglio il cliente, che valorizzano le caratteristiche nutrizionali dei prodotti e che comunicano in modo trasparente riescono a creare maggiore fiducia e una migliore esperienza di consumo.

Anche in questo caso il distributore può assumere un ruolo strategico, supportando il cliente con informazioni aggiornate sulle categorie, sui trend e sulle caratteristiche delle referenze proposte. Si apre un territorio sconfinato in cui consulenza e proposta di prodotto viaggeranno in sintonia: per noi un territorio tutto da valorizzare.

Aiutaci a condividere la cultura della distribuzione horeca, associati ad AGroDiPAB Ho.Re.Ca. anche tu, scrivi a segreteria@agrodipab.com

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