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giuseppe arditi presidente agrodipab

Il packaging e la lezione che arriva dall’Europa

Quanto vale una scatola?

La risposta più immediata sarebbe: poco, in fondo il valore sta nel prodotto che contiene. Nel vino, nel caffè, nella pasta, nelle conserve, nelle bevande. L’imballaggio sembra quasi un elemento secondario, qualcosa che accompagna la merce dal produttore al cliente.

Come mai allora l’Europa sta costruendo una normativa che parte da una convinzione opposta? Che, cioè, il packaging sia parte del prodotto stesso?

Questa filosofia sta dietro al nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che entrerà in applicazione il 12 agosto 2026 e che coinvolgerà direttamente produttori, distributori, logistica e operatori del mondo Ho.Re.Ca.

Secondo la Commissione Europea, ogni cittadino dell’Unione genera oggi circa 178 chilogrammi di rifiuti da imballaggio all’anno. Senza interventi correttivi, questa quantità potrebbe crescere del 19% entro il 2030, mentre i rifiuti di plastica aumenterebbero del 46%.

Numeri che spiegano perché Bruxelles abbia deciso di intervenire in modo così deciso.

Un cambiamento epocale

Per molti anni la competitività si è misurata soprattutto attraverso il costo delle materie prime, l’efficienza della produzione e la forza commerciale. Oggi si aggiunge una nuova variabile: la capacità di utilizzare le risorse in modo intelligente lungo tutta la filiera.

L’imballaggio diventa così un indicatore di efficienza, influenza i costi logistici, determina la facilità di recupero dei materiali. Condiziona la conformità normativa. Contribuisce alla reputazione aziendale. È una trasformazione culturale prima ancora che tecnica.

Per anni il packaging è stato progettato per proteggere il prodotto, ora deve anche dimostrare di poter avere una seconda vita, deve essere riciclabile, deve ridurre gli sprechi. Deve dialogare con un sistema economico che punta sempre più alla circolarità.

Una rivoluzione che passa anche dai nostri magazzini

Quante delle attività quotidiane considerate normali oggi saranno ancora tali tra cinque anni?

Quanti processi logistici verranno ripensati?

Quante scelte di acquisto verranno influenzate dalla composizione degli imballaggi?

La storia dell’impresa è piena di innovazioni nate da elementi apparentemente marginali. Pensiamo al codice a barre, o al pallet, tecnologie o strumenti che inizialmente sembravano dettagli operativi e che hanno finito per rivoluzionare interi mercati.

Forse il packaging si trova oggi nella stessa posizione.

Noi non possiamo stare alla finestra a guardare, dobbiamo essere pronti a innovare le nostre aziende in maniera virtuosa, per l’ambiente e per il mercato.

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Annunciata la IV edizione degli Stati Generali della Filiera Ho.Re.Ca.

Il prossimo 27 ottobre, nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è prevista la IV edizione degli Stati Generali della Filiera Ho.Re.Ca., promossi da AGroDiPAB Ho.Re.Ca., Associazione dei Grossisti della Distribuzione di Prodotti Alimentari e Bevande.

L’appuntamento giunge in una fase che può essere considerata una delle più significative nella storia recente della distribuzione Horeca italiana. Negli ultimi mesi il comparto ha infatti ottenuto risultati che fino a pochi anni fa apparivano difficilmente immaginabili. Dal riconoscimento normativo della figura dell’operatore della distribuzione di prodotti alimentari nel settore Ho.Re.Ca., introdotto dalla Legge annuale sulle PMI, all’avvio del Gruppo Filiera Ho.Re.Ca. presso il Tavolo Agroindustria del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, stiamo come settore progressivamente conquistando uno spazio stabile nel dialogo con le istituzioni.

È un passaggio che modifica profondamente il ruolo della distribuzione di cui emerge, finalmente, con maggiore chiarezza la funzione economica, capace di mettere in relazione produzione, ristorazione, hotellerie, pubblici esercizi e territorio, contribuendo alla competitività dell’intera filiera agroalimentare italiana. 

È la missione che AGroDiPAB Ho.Re.Ca. porta avanti dalla sua costituzione nel 2021: rappresentare, tutelare e valorizzare un comparto strategico per lungo tempo privo di una rappresentanza istituzionale dedicata.

Trasformiamo il confronto in proposta

Durante la prossima edizione faremo il punto sui risultati ottenuti, analizzeremo con gli interlocutori le principali sfide economiche che attendono la filiera e individueremo le priorità da sottoporre alle istituzioni nazionali. Sul tavolo saranno presenti temi che riguardano direttamente la competitività delle imprese: logistica, sostenibilità economica della distribuzione, evoluzione normativa, innovazione, digitalizzazione, formazione, rapporti di filiera e valorizzazione del ruolo strategico dei distributori.

L’iniziativa vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo, della distribuzione, della ristorazione, dell’hotellerie e dei servizi collegati, con l’obiettivo di favorire un dialogo che coinvolga tutti gli attori del sistema del fuori casa.

Gli Stati Generali della Filiera Ho.Re.Ca. si inseriscono dunque in un percorso ormai consolidato di rappresentanza e costruzione di politiche di settore, che guarda oltre le esigenze del singolo imprenditore e punta a rafforzare il dialogo tra istituzioni e filiera, nella convinzione che una distribuzione più efficiente, moderna e riconosciuta significhi maggiore competitività per l’intero sistema agroalimentare italiano.

L’appuntamento è fissato per martedì 27 ottobre 2026, dalle ore 10.00 alle ore 14.00, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in Via Santa Maria in Via 37A, Roma.

Per informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa all’indirizzo segreteria@agrodipab.com.

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Nuovi scenari per il vino italiano, nuove prospettive per la filiera

Secondo un’analisi dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV), nei dodici mesi compresi tra aprile 2025 e marzo 2026 il vino italiano ha perso oltre 340 milioni di euro di export verso gli Stati Uniti. Il calo è stato del 17% a valore e del 9% a volume, portando le spedizioni ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni. Nello stesso periodo il valore delle esportazioni verso il mercato americano è sceso da 1,99 miliardi a 1,65 miliardi di euro. Le aziende hanno inoltre ridotto mediamente i listini del 9% per assorbire parte dell’impatto dei dazi e contenere gli aumenti per il consumatore finale (Fonte: Osservatorio UIV su dati Istat, maggio 2026).

Si potrebbe considerare questa vicenda come un problema esclusivamente legato al vino. In realtà il tema riguarda l’intera filiera agroalimentare e, in particolare, il mondo Ho.Re.Ca.

Gli Stati Uniti rappresentavano prima dell’introduzione dei dazi circa il 24% dell’export vinicolo italiano, con un controvalore vicino ai 2 miliardi di euro annui; quando un mercato di queste dimensioni rallenta, gli effetti si propagano inevitabilmente lungo tutta la catena del valore.

Il primo effetto

Per molti anni il settore del vino ha trovato negli Stati Uniti uno sbocco naturale e redditizio. I risultati ottenuti hanno consolidato una convinzione diffusa: alcuni mercati sembravano acquisiti, quasi permanenti. Così non è non sarà nel futuro.

Il secondo effetto, che diventa per noi un beneficio 

Quando un produttore perde quote di mercato all’estero, cerca inevitabilmente nuove opportunità. Alcune aziende guardano ad altri Paesi; altre intensificano la presenza sul mercato interno. Questo significa che il canale Ho.Re.Ca. italiano può diventare un terreno ancora più competitivo, con una maggiore disponibilità di referenze, nuove politiche commerciali e una crescente pressione sulle marginalità. Con il distributore come sempre al centro. 

Per una riflessione complessiva

Negli ultimi anni si è parlato molto di inflazione, costo dell’energia e difficoltà di reperimento del personale. Meno attenzione è stata dedicata a un’altra questione: la volatilità dei mercati internazionali. Questa geografia terribilmente in movimento suggerisce una domanda più ampia: quanto sono preparate le filiere alimentari italiane a convivere con un mondo nel quale gli equilibri commerciali diventano sempre più instabili?

La questione riguarda il vino oggi, ma potrebbe riguardare altre categorie domani.

Per questo la notizia dei 340 milioni di euro persi non dovrebbe essere letta soltanto come un dato economico, ma come un MEMO. Ricorda che la solidità di una filiera dipende anche dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti, di diversificare i mercati e di costruire relazioni commerciali sufficientemente robuste da resistere alle turbolenze.

In fondo, la storia dell’agroalimentare italiano è sempre stata una storia di adattamento: i numeri che arrivano dagli Stati Uniti invitano semplicemente a continuare su questa strada, con una consapevolezza in più, che nessun mercato può essere considerato “definitivo”.

Partecipa alla costruzione di una rete di distributori forte, iscriviti all’Associazione, invia una mail a segreteria@agrodipab.com

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Mimit: attivato il Gruppo Filiera Ho.Re.Ca. del Tavolo Agroindustria 

Il 26 giugno scorso sono partiti i gruppi di lavoro del Tavolo Agroindustria presso il Mimit. È dunque ufficialmente nato il Gruppo Filiera Horeca lanciato da AGroDiPAB Ho.Re.Ca., che ne assume il coordinamento.

In particolare: il Presidente di AGroDiPAB Ho.Re.Ca. Giuseppe Arditi è coordinatore del tavolo, mentre Carmen Cassese, Consigliere per le relazioni istituzionali, è coordinatrice del tavolo. 

Da tutto lo staff e i soci della nostra Associazione congratulazioni. 

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Siamo in Tv a Ipso Facto

La nostra associazione, con la diretta voce del Presidente Giuseppe Arditi, è protagonista di una rubrica, intitolata Punto HoReCa: La filiera in diretta, all’interno di Ipso Facto: L’Italia si racconta, programma condotto e realizzato dalla giornalista Francesca Ghezzani su Canale Europa TV. È possibile rivedere l’ultima puntata – in cui il Presidente racconta l’impegno e la tutela messi in campo per tutti i distributori della filiera, su LinkedIn, AgroDiPAB Ho.Re.Ca. 

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Beverage: gli orientamenti che migliorano il business dei tuoi clienti 

Nel mercato Ho.ReCa. esiste una regola che vale più di qualsiasi promozione: chi comprende prima i cambiamenti dei consumatori riesce a costruire offerte più efficaci. La recente ricerca realizzata da AstraRicerche per ASSOBIBE offre spunti preziosi non soltanto per bar, ristoranti e locali, ma anche per te che operi nella distribuzione alimentare e beverage.

I dati raccontano un consumatore diverso rispetto a pochi anni fa, che continua ad amare il gusto, che apprezza i prodotti iconici della tradizione italiana come limonata, aranciata e chinotto, ma che allo stesso tempo legge le etichette, valuta gli ingredienti e presta attenzione al contenuto di zuccheri e calorie.

Presidiare questi trend vuol dire aiutare i clienti a costruire assortimenti più vicini alle aspettative del mercato, per questo come AGroDiPAB Ho.Re.Ca. ci impegniamo a divulgare questi estratti. 

Il gusto resta al primo posto, ma cambia il modo di sceglierlo

La ricerca evidenzia che il gusto rimane il principale criterio di scelta per nove italiani su dieci.

Accanto al gusto, però, emergono nuovi fattori decisionali. Il 58% degli italiani cerca prodotti con meno zuccheri, il 57% legge le informazioni nutrizionali e il 61% dichiara di preferire un consumo moderato. Ecco perché la carta delle bevande, il frigorifero del bar o l’offerta del locale devono essere costruiti per offrire alternative differenti, capaci di soddisfare esigenze diverse senza sacrificare il piacere.

Le bevande zero non sono più una nicchia

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’indagine riguarda la crescita delle bevande senza zuccheri. Più di un italiano su tre sceglie al bar le versioni light o zero. Tra i giovani della Generazione Z il dato sale addirittura a uno su due. Molti locali continuano a considerare le referenze zero come un completamento dell’assortimento; in realtà stanno diventando una leva di vendita autonoma, capace di intercettare consumatori che altrimenti potrebbero orientarsi verso altre categorie.

L’ampliamento delle proposte senza zucchero, delle bevande funzionali e delle referenze arricchite con vitamine e minerali rappresenta oggi una delle opportunità più interessanti per aumentare la soddisfazione del cliente finale.

La tradizione continua a vendere

A quanto pare gli italiani mantengono un forte legame emotivo con le bevande che fanno parte della cultura nazionale. Come citato, limonata, chinotto e aranciata continuano a occupare un posto importante nelle preferenze di consumo. Questo dato suggerisce una strategia particolarmente efficace da proporre ai locali: affiancare innovazione e tradizione.

Da una parte le nuove referenze zero, funzionali e wellness-oriented. Dall’altra i grandi classici della tradizione italiana, valorizzati attraverso il racconto del prodotto e delle sue origini.

L’offerta più vincente oggi nasce proprio dall’equilibrio tra questi due mondi.

Sette italiani su dieci ritengono che le bevande analcoliche possano essere integrate all’interno di uno stile di vita sano ed equilibrato. Allo stesso tempo persistono convinzioni errate: il 52% degli intervistati crede che le bevande zero contengano zuccheri o calorie, mentre il 41% sovrastima l’impatto calorico quotidiano delle bevande analcoliche.

Va da sé che i locali che informano meglio il cliente, che valorizzano le caratteristiche nutrizionali dei prodotti e che comunicano in modo trasparente riescono a creare maggiore fiducia e una migliore esperienza di consumo.

Anche in questo caso il distributore può assumere un ruolo strategico, supportando il cliente con informazioni aggiornate sulle categorie, sui trend e sulle caratteristiche delle referenze proposte. Si apre un territorio sconfinato in cui consulenza e proposta di prodotto viaggeranno in sintonia: per noi un territorio tutto da valorizzare.

Aiutaci a condividere la cultura della distribuzione horeca, associati ad AGroDiPAB Ho.Re.Ca. anche tu, scrivi a segreteria@agrodipab.com

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La geografia variabile dei consumi estivi

Secondo l’Ufficio Studi Confcommercio (dati di questi giorni), il 38,5% degli italiani ha già prenotato le vacanze estive. È il valore più alto registrato dal 2020.

La buona notizia rasserena certamente gli operatori del turismo e contestualmente racconta qualcosa di molto più interessante: una parte consistente della domanda estiva ha già deciso dove sarà, quando consumerà e in quali territori concentrerà la propria spesa.

I flussi di consumo stanno iniziando a prendere forma prima del solito.

Un secondo dato merita altrettanta attenzione: il 30,9% degli italiani dichiara che non andrà in vacanza, mentre il 30,6% non ha ancora programmato nulla.

Tradotto in termini economici, significa che oltre il 60% della popolazione non ha ancora generato una domanda completamente prevedibile: qui la partita è ancora tutta da giocare.

Molti operatori tendono a leggere il turismo come una variabile esterna: arriveranno più persone, aumenteranno i consumi e il mercato farà il resto, ma la realtà è più complessa. 

Le località turistiche consolidate probabilmente beneficeranno di una domanda già prenotata e relativamente stabile; al contrario, numerosi territori dovranno intercettare quella vasta fascia di consumatori che sta ancora decidendo come trascorrere l’estate oppure che rimarrà vicino a casa.

Una parte rilevante della spesa estiva -appare evidente- si giocherà nei consumi di prossimità, nei weekend brevi, nelle escursioni giornaliere, nelle serate fuori e nelle occasioni di consumo distribuite sul territorio. 

I nostri clienti di riferimento saranno pronti ad accoglierli? 

I prossimi mesi rappresentano un’occasione concreta per rafforzare il ruolo consulenziale degli imprenditori della distribuzione Ho.Re.Ca. nei confronti di bar, ristoranti, pizzerie e locali.

Chi gestisce un’attività rivolta al consumatore dovrà affrontare una stagione caratterizzata da una domanda frammentata, meno prevedibile e molto sensibile all’esperienza offerta.

Il distributore può fare la differenza aiutando il cliente a prepararsi:

-ragionare sugli assortimenti stagionali prima dei concorrenti.

-suggerire prodotti ad alta rotazione che migliorano il margine durante i picchi di affluenza.

-supportare il locale nella costruzione di offerte pensate per consumi veloci, aperitivi, momenti informali e occasioni di socialità che tradizionalmente aumentano durante il periodo estivo.

-aiutare il cliente a leggere il mercato.

Se vuoi contribuire a rafforzare il nostro ruolo di imprenditori in questo delicato contesto di mercato, iscriviti all’Associazione scrivendo a segreteria@agrodipab.com

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AI Act e Transizione 4.0: tutela la tua azienda, partecipa al webinar 

L’innovazione digitale è ormai parte integrante della gestione quotidiana di qualsiasi impresa di distribuzione o ristorazione. L’utilizzo di software gestionali per il magazzino, CRM per la forza vendita, piattaforme di analisi dei dati per i consumi e strumenti di automazione dei flussi aziendali è una realtà diffusa.

Tuttavia, la massiccia digitalizzazione porta con sé due dinamiche cruciali che richiedono massima attenzione da parte degli imprenditori.

La scadenza dell’AI Act

Molti titolari d’azienda ritengono che il Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale (AI Act) riguardi soltanto i colossi della tecnologia. Al contrario, l’impatto coinvolge chiunque utilizzi software commerciali di ultima generazione. Le piattaforme CRM e i gestionali moderni integrano frequentemente algoritmi predittivi per l’analisi dei dati dei clienti, la profilazione commerciale o la gestione automatizzata del personale.

Il calendario dell’applicazione prevede tappe serrate:

-Agosto 2026: scatta l’applicazione integrale e vincolante per i sistemi classificati ad alto rischio (ovvero i software che influenzano decisioni sull’impiego, la valutazione dei lavoratori o la profilazione avanzata).

-Le sanzioni: il mancato adeguamento comporta penalità pecuniarie severe, che possono raggiungere il 3% del fatturato annuo globale dell’azienda.

Iperammortamento 4.0: perché molte aziende perdono il beneficio economico

Se l’AI Act rappresenta un rischio da mitigare, i piani di incentivazione fiscale legati alla Transizione 4.0 (ex Iperammortamento) costituiscono una concreta opportunità di sviluppo. Molte imprese investono nell’acquisto di beni strumentali tecnologicamente avanzati, come celle frigorifere automatizzate, sistemi di confezionamento interconnessi o veicoli logistici di ultima generazione, senza però riuscire a consolidare il vantaggio fiscale.

Il risparmio economico svanisce spesso a causa di vizi formali e tecnici nella costruzione della pratica. I requisiti essenziali includono:

-L’interconnessione effettiva: il bene non deve soltanto essere digitale, ma deve scambiare informazioni bidirezionali con il sistema gestionale della fabbrica o della logistica.

-La documentazione tecnica: è indispensabile produrre una perizia tecnica asseverata (obbligatoria per beni di costo unitario superiore a specifiche soglie) o una dichiarazione sostitutiva dettagliata che attesti il soddisfacimento di tutti i 5+2 requisiti tecnologici richiesti dalla norma.

-La tracciabilità: le fatture di acquisto devono riportare i riferimenti normativi corretti, pena la revoca del beneficio in sede di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

L’importanza del webinar del 16 GIUGNO

Per analizzare queste dinamiche e definire le azioni concrete da attuare per proteggere e valorizzare l’azienda, Come AGroDiPAB Ho.Re.Ca. abbiamo organizzato un incontro di approfondimento tecnico.

Data: Martedì 16 giugno

Ora: 17:30

Modalità: Webinar online gratuito via Zoom

Relatori: Ing. Mauro Maiocchi e Ing. Gianluca Cavallari

Un’ora di formazione specialistica per comprendere esattamente come verificare la conformità dei propri sistemi e blindare gli incentivi fiscali della tua impresa.

Clicca qui per iscriverti. 

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La Repubblica e il Made in Italy, auguri a tutti noi 

Il 2 giugno celebriamo solennemente un patto di libertà e autoresponsabilità fondato sul lavoro. 

Quando la Repubblica festeggia, il motore dell’ospitalità italiana accelera e, con esso, si attiva la straordinaria macchina della distribuzione Horeca, un settore strategico che muove volumi decisivi per l’intera economia nazionale. 

In qualità di Presidente di AGroDiPAB Ho.Re.Ca. desidero guardare a questa ricorrenza istituzionale ponendo l’accento sul ruolo macroeconomico della nostra categoria, silenziosa garante della stabilità della filiera agroalimentare. Senza le nostre imprese il concetto stesso di Made in Italy perderebbe la sua competitività sul mercato.

I cittadini e i turisti celebrano la Repubblica nei ristoranti, negli hotel e nei bar del Paese, anche grazie alle nostre aziende che assicurano operatività e piatti eccellenti. È questa la nostra forma più alta di responsabilità civile e d’impresa: tradurre il principio costituzionale del lavoro in valore tangibile, occupazione e sviluppo per i territori.

AGroDiPAB Ho.Re.Ca. rinnova il proprio impegno nel rappresentare questa forza industriale presso i tavoli istituzionali, affinché alla complessità e alla rilevanza del nostro comparto venga riconosciuto il giusto peso strategico nelle politiche di sviluppo del Paese.

A tutti gli associati, agli imprenditori e ai loro collaboratori, i più vivi auguri per la Festa della Repubblica.

Giuseppe Arditi

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La nostra presenza a Tutto Pizza Expo

La nostra associazione ha partecipato alla Cerimonia inaugurale della 9° edizione di Tutto Pizza Expo – Salone Internazionale della pizza (25-27 maggio), presso la mostra d’Oltremare di Napoli.
In occasione della presentazione dei dati aggiornati dell’Osservatorio sulla Pizza 2026 sono intervenuti Raffaele Biglietto – Co-ideatore e Direttore Tuttopizza, Carmela Cassese – Consigliere per gli Affari Politici e Relazioni Istituzionali AGroDiPAB Ho.Re.Ca., Gianluca Pirro – Presidente Associazione Pizzaiuoli Napoletani.

L’incontro è stato altamente proficuo: anche di fronte a questo pubblico di esperti è emersa la forza di un segmento importante – quello della distribuzione Ho.Re.Ca. – della filiera del Made in Italy; filiera che vede nella pizza uno dei suoi punti di diamante sia internamente che nei confronti dell’export.  

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