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Redazione AGroDiPAB

Quanto ti costa consegnare una cassa al cliente? 

I nuovi dati ISTAT pubblicati ai primi di settembre segnalano un’accelerazione significativa dei prezzi dei servizi alle imprese. 

-Trasporto e magazzinaggio crescono del 7% in un anno.

-Trasporto merci su strada registra +3,4% nel secondo trimestre. 

Questa dinamica tocca uno degli elementi strutturali del nostro modello economico: portare ogni giorno prodotti e servizio fino alla porta del cliente.

Il dato acquista ancora più peso osservando la velocità del cambiamento. Nel primo trimestre la crescita annua dei prezzi di trasporto e magazzinaggio era pari al 2,2%. Nel secondo trimestre arriva al 7%. ISTAT parla infatti di una dinamica “in netta accelerazione”.

Il nostro settore ha costruito una parte importante della sua forza sulla capillarità (frequenza, precisione e flessibilità). Oggi questa caratteristica ci “pesa”, sempre di più.

Un ordine consegnato dentro un giro ad alta densità e un ordine dello stesso valore destinato a un cliente geograficamente isolato producono fatturati identici, mentre richiedono quantità differenti di chilometri, tempo, mezzo e organizzazione. Lo stesso accade con la frequenza. L’intera catena del valore sta subendo una pressione importante, occorre tenerne conto. 

Il tutto emerge in una fase economica nella quale i prezzi dei servizi B2B stanno accelerando nel loro complesso: +4,3% su base annua nel secondo trimestre, dal +2,7% del trimestre precedente. 

Da una parte una componente fondamentale del servizio sta acquisendo un peso crescente; dall’altra mercato e clienti chiedono efficienza, tempestività e qualità.

Il +3,4% del trasporto merci su strada è la variabile inaspettata che da adesso in poi entra a gamba tesa nella definizione della qualità del fatturato. A parità di fatturato, aumenta il costo necessario per servire il cliente e si riduce la redditività della consegna. Più il costo logistico cresce, più margine assorbe. È un dato macroeconomico che arriva dritto sul tuo conto economico.

La forza della distribuzione italiana resta la capacità di essere vicina al cliente, conoscerlo, raggiungerlo e accompagnarne l’attività; parliamo di un patrimonio costruito sul territorio in anni di lavoro che di sicuro non possiamo abbandonare, essendo parte del nostroDna.

I dati appena pubblicati aggiungono un elemento importante a questa fotografia: quella vicinanza ha un valore enorme e, contemporaneamente, un costo sempre più significativo.

Due idee veloci per cercare di superare l’impasse: 

-Aumentare la densità dei giri: più valore consegnato per chilometro significa maggiore capacità di assorbire l’aumento dei costi logistici. Ma è fattibile?

-Lavorare sul valore medio della consegna: concentrare più fatturato e margine in ogni fermata migliora la redditività del servizio. Ma è fattibile?

Ragionare in solitudine su queste problematiche può essere molto complesso: entra nel nostro network, siamo qui per questo, diventa socio di AGroDiPAB Ho.Re.Ca. scrivi a segreteria@agrodipab.com  

Fonte: ISTAT, “Prezzi alla produzione dei servizi – II trimestre 2026”, 2 settembre 2026.

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Il costo invisibile del “Lo sa Mario”

In ciascuna delle nostre imprese viene periodicamente pronunciata una frase che sembra di poco conto, in verità fa uscire allo scoperto una debolezza organizzativa: ”Lo sa Mario”.

Può riferirsi a un cliente storico, a una procedura interna, a una trattativa commerciale, a una particolare modalità di consegna o alla soluzione di un problema che nessun altro conosce, poco importa, finché Mario è in ufficio, tutto funziona. Quando è in ferie, cambia mansione o lascia l’azienda… si salvi chi più.

Il fenomeno – paradossale – è persino ben diffuso – Secondo il Global Knowledge 2025 Report di Panopto, i lavoratori impiegano mediamente 8,2 ore alla settimana per cercare informazioni necessarie a svolgere la propria attività. Un tempo che sottrae risorse alla produttività e che spesso deriva dalla difficoltà di reperire conoscenze già presenti all’interno dell’organizzazione.

Dove finiscono le tue informazioni?

Ogni giorno commerciali, tecnici, buyer, addetti al customer service, responsabili di magazzino e autisti raccolgono informazioni preziose. Conoscono le abitudini dei clienti, le preferenze di acquisto, le esigenze logistiche, le criticità delle consegne, le caratteristiche dei prodotti e le soluzioni adottate per risolvere problemi specifici.

Quando queste informazioni rimangono esclusivamente nella memoria di chi le ha acquisite, restano lì: non arrivano né a te imprenditore né ai tuoi team. 

Come far nascere il patrimonio organizzativo

Le imprese più competitive stanno progressivamente passando da Mario a Mario Digitalizzato, attraverso procedure condivise, banche dati aggiornate, report delle visite commerciali, istruzioni operative, archivi digitali e momenti strutturati di confronto, con benefici spalmati dall’appuntamento telefonico all’ultima voce del fatturato. 

Ridurre la dipendenza dalle singole persone significa accelerare l’inserimento dei nuovi collaboratori, limitare gli errori, rendere più rapide le decisioni e offrire ai clienti risposte coerenti, indipendentemente dall’interlocutore con cui entrano in contatto: in una parola, solo vantaggi. 

La gestione della conoscenza…

…Sì, è una leva strategica e organizzativa e no, non è di pertinenza solo delle multinazionali: riguarda  qualunque impresa voglia crescere mantenendo qualità del servizio e continuità operativa.

La domanda da porsi, anche se siamo ancora in estate e la mente è più leggera è: se domani una delle persone più esperte della tua azienda fosse assente per un lungo periodo, quanto del suo patrimonio professionale rimarrebbe realmente a disposizione dell’organizzazione?

La risposta misura la capacità dell’impresa di trasformare l’esperienza individuale in valore collettivo, costruendo un’organizzazione capace di affrontare il futuro con maggiore solidità e resilienza.

Segui le iniziative che abbiamo in essere per l’autunno, rimani aggiornati, associati anche tu, scrivi a segreteria@agrodipab.com

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Cabina di Regia sui controlli agroalimentari: i numeri che ci interessano 

La Cabina di Regia sui controlli agroalimentari è l’organismo istituito presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF) per coordinare l’attività di tutti gli enti che svolgono controlli lungo la filiera agroalimentare.

La sua funzione è semplice ma strategica: evitare che ogni amministrazione operi in modo isolato e costruire un sistema nel quale informazioni, banche dati e attività ispettive vengano condivise.

Ne fanno parte, tra gli altri, ICQRF, Carabinieri (CUFAA e NAS), Guardia di Finanza, Capitanerie di Porto, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, AGEA (Agecontrol) e Polizia di Stato.

Con la Legge sulla Tutela Agroalimentare, approvata il 15 aprile 2026, la Cabina di Regia è diventata una struttura permanente, con il compito di pianificare i controlli sulla base dell’analisi del rischio, migliorare la tracciabilità dei prodotti agroalimentari, rafforzare il contrasto alle frodi e ridurre le duplicazioni ispettive a carico delle imprese.

Come dichiarato dal Ministro Francesco Lollobrigida, l’obiettivo è concentrare le risorse sui fenomeni realmente critici, evitando che gli imprenditori che operano correttamente siano sottoposti a verifiche ripetitive da parte di amministrazioni diverse.

Perché è un cambiamento importante anche per la distribuzione Ho.Re.Ca.?

I dati diffusi dal MASAF mostrano che tra il 2021 e il 2025 i controlli sono aumentati del 25,7%, passando da 251.659 a 315.308. Parallelamente, i controlli congiunti – quelli realizzati da almeno due enti contemporaneamente – sono cresciuti del 93%, passando da 1.127 nel 2023 a 2.174 nel 2025. 

In altre parole, tre vantaggi per noi:

Il primo è la riduzione delle sovrapposizioni. Attraverso il RUCI (Registro Unico dei Controlli Ispettivi) gli enti verificano le attività già svolte, evitando che la stessa impresa venga controllata ripetutamente per gli stessi aspetti. Nel 2025 sono stati registrati oltre 30.000 controlli nel sistema, mentre gli accessi al Registro hanno superato quota 60.000, segno di un utilizzo ormai consolidato.

Il secondo riguarda una maggiore tutela della concorrenza leale. L’analisi preventiva dei dati rende più efficace l’individuazione delle situazioni a rischio. Non a caso, nel 2025 il CUFAA ha rilevato irregolarità in oltre il 50% delle attività controllate, contro circa un terzo nel 2021. L’aumento non indica una crescita delle frodi, ma una migliore capacità di indirizzare i controlli verso gli operatori più esposti.

Il terzo vantaggio interessa direttamente tutta la filiera Ho.Re.Ca.: il Piano Operativo dei Controlli 2026 rafforza le verifiche sui prodotti importati attraverso controlli mirati nei porti e nei valichi di confine, con particolare attenzione alla tracciabilità, alla sicurezza alimentare, ai residui di pesticidi, al benessere animale e al rispetto del principio di reciprocità negli scambi internazionali.

Tutti noi imprenditori della distribuzione, unitamente ai clienti, possiamo finalmente contare su un sistema di vigilanza orientato non solo a reprimere le frodi, ma anche a rafforzare la qualità e l’affidabilità dell’intera filiera.

Fonte: Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF), Prima riunione della Cabina di Regia sui prodotti agroalimentari e presentazione del Piano Operativo dei Controlli 2026.

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Il messaggio chiaro dal comparto pizza

Il settore della pizza in Italia sta vivendo una trasformazione radicale: con oltre 50.000 attività e un giro d’affari che sfiora i 15 miliardi di euro, il 2026 si conferma un anno cruciale per comprendere come il prodotto-pizza non sia un bene di consumo di massa e un pilastro dell’esperienza culinaria che richiede competenze, marketing e innovazione.

Basi, rossi, farciture, certamente rappresentano l’inizio del legame con il cliente ristoratore, ma anche la pizzeria e il ristorante oggi si interpretano come realtà imprenditoriali, con esigenze più raffinate. 

Al mondo della distribuzione viene dunque chiesta una conoscenza approfondita dei principali trend.

Il primato della qualità degli ingredienti

Il consumatore moderno non è guidato dal prezzo, che incide solo per il 12,5% nelle decisioni d’acquisto, bensì dalla qualità delle materie prime, fattore determinante nel 55,6% dei casi. Il pizzaiolo oggi ricerca prodotti eccellenti che permettano di giustificare posizionamenti di prezzo superiori, rendendo necessaria una selezione di forniture che puntino alla premiumizzazione.

La centralità di leggerezza e digeribilità

La richiesta di benessere è diventata un pilastro del consumo, con il 23,6% dei clienti che sceglie la pizzeria in base alla leggerezza e alla digeribilità del prodotto. Questo trend spinge verso l’adozione di impasti innovativi, farine tecniche e lievitazioni studiate, rendendo obsoleta un’offerta basata esclusivamente su farine standard e processi rapidi.

L’efficienza operativa come risposta ai costi e al personale

Le pizzerie affrontano criticità severe legate ai costi energetici, citati dal 61,1% degli operatori, e al reperimento di personale qualificato, definito “molto difficile” dal 75% dei titolari. Il distributore che vuole essere competitivo deve proporre soluzioni in grado di ottimizzare i tempi di preparazione, ridurre gli sprechi e migliorare la gestione energetica, supportando il pizzaiolo nella lotta contro l’aumento dei costi fissi.

La pizza si è trasformata in un racconto di territorio e creatività, dove la capacità di rinnovare il menu in base alla stagionalità — dai topping fino alla carta delle birre — è diventata un asset distintivo. I pizzaioli hanno bisogno di cataloghi dinamici che consentano loro di differenziarsi dalla concorrenza, superando la staticità delle proposte tradizionali per intercettare segmenti di clientela sempre più esigenti e attenti alla varietà.

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Il magazzino detronizzato da un nuovo protagonista 

Quando un ristorante riceve una consegna in ritardo, il problema sembra riguardare il distributore.

Quando un hotel deve modificare il menu perché una referenza non è arrivata nei tempi previsti, la responsabilità ricade apparentemente sulla logistica.

Quando un bar aspetta un prodotto indispensabile per affrontare il fine settimana, il cliente vede un solo interlocutore: il proprio fornitore.

E se l’origine del problema fosse altrove, per esempio nella qualità delle infrastrutture?

Esiste una variabile, nel nostro modo di concepire il business, che continua a rimanere sullo sfondo: la capacità di un Paese di far muovere merci in modo efficiente.

È un aspetto che riguarda da vicino la distribuzione Ho.Re.Ca., perché poche filiere dipendono dalla puntualità delle consegne quanto quella alimentare. Bar, ristoranti e hotel lavorano con tempi sempre più ridotti, ordini frequenti e magazzini essenziali. Ogni rallentamento della rete logistica si trasforma rapidamente in un problema operativo per migliaia di imprese.

Una recente ricerca di McKinsey & Company aiuta a comprendere la dimensione del fenomeno: negli ultimi 25 anni la domanda di mobilità in Europa è cresciuta molto più rapidamente rispetto allo sviluppo delle infrastrutture. In altre parole, persone e merci si muovono sempre di più su una rete che non si è evoluta con la stessa velocità.

È uno squilibrio destinato ad accentuarsi.

Secondo McKinsey, tra il 2026 e il 2040 saranno necessari circa 10.000 miliardi di euro di investimenti per adeguare il sistema infrastrutturale europeo. Una cifra che deriva da tre fenomeni destinati a procedere contemporaneamente: l’invecchiamento delle infrastrutture esistenti, la transizione energetica e la progressiva digitalizzazione delle reti di trasporto.

Un sistema più intelligente per tutti 

Le infrastrutture del futuro dovranno essere in grado di dialogare con i mezzi di trasporto, con i sistemi di gestione delle flotte, con i magazzini automatizzati e con le piattaforme digitali che organizzano i flussi delle merci.

È un cambiamento che modifica profondamente anche il ruolo della distribuzione, dove per anni l’efficienza è stata misurata quasi esclusivamente all’interno dell’azienda: organizzazione del magazzino, produttività delle flotte, capacità commerciale. Oggi una parte crescente della competitività dipende da fattori esterni, non controllabili. 

La distribuzione alimentare non può permettersi interruzioni prolungate, ritardi sistematici o inefficienze diffuse. La puntualità della consegna è una componente essenziale del funzionamento della ristorazione italiana.

Per questo motivo parlare oggi di infrastrutture significa parlare di politica industriale.

Significa interrogarsi sulla capacità dell’Europa e dell’Italia di accompagnare la crescita di una filiera che ogni giorno garantisce l’approvvigionamento di centinaia di migliaia di pubblici esercizi.

Possiamo avere il magazzino migliore del mondo, ma la garanzia del successo del nostro lavoro non è solo nelle nostre mani… 

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Innovazione alimentare: la tecnologia, da sola, non basta

Quando si parla di innovazione nel settore alimentare, il dibattito tende a concentrarsi sulle tecnologie emergenti. Intelligenza artificiale, sensori intelligenti, blockchain, digital twin, robotica, sistemi di tracciabilità avanzata: ogni anno il mercato propone strumenti sempre più sofisticati, spesso presentati come soluzioni destinate a rivoluzionare la filiera.

All’interno dell’industria, però, si respira un’aria differente. 

Nel food, l’innovazione raramente coincide con l’introduzione di una nuova tecnologia, più spesso coincide con la capacità di integrarla in processi complessi, dove convivono esigenze produttive, sicurezza alimentare, sostenibilità economica, conformità normativa e continuità operativa.

Questo è il passaggio che distingue un progetto sperimentale da un’innovazione realmente capace di generare valore.

Negli ultimi anni la ricerca internazionale ha iniziato a spostare l’attenzione proprio su questo aspetto. Un numero crescente di studi evidenzia come il successo della trasformazione digitale dipenda meno dalla disponibilità delle tecnologie e molto di più dalla loro integrazione nei processi aziendali, nella cultura organizzativa e nella capacità delle imprese di adattare modelli produttivi già esistenti.

Il settore alimentare presenta caratteristiche che rendono questa sfida ancora più complessa rispetto ad altri comparti manifatturieri, dato che ogni innovazione deve confrontarsi con un sistema articolato di requisiti igienico-sanitari, procedure di autocontrollo, tracciabilità, certificazioni, controlli ufficiali e standard qualitativi. A differenza di altri settori industriali, non è sufficiente che una tecnologia funzioni: deve dimostrare di poter operare in modo affidabile, ripetibile e conforme lungo tutta la filiera.

La questione riguarda direttamente anche il mondo della distribuzione, ed è per questo che Carmen Cassese, nostro Consigliere per gli Affari Politici e le Relazioni Istituzionali, segue convegni e seminari proprio sul tema. 

Il valore degli investimenti IT, tecnologia data per assodata, dipende dalla capacità di far dialogare sistemi diversi, di integrare le informazioni provenienti da fornitori, magazzini, reti commerciali e clienti e di trasformare i dati raccolti in decisioni operative.

In altre parole, la vera innovazione consiste nel ripensare i processi affinché la tecnologia diventi parte integrante del loro funzionamento.

Anche il quadro europeo si sta muovendo: le politiche comunitarie dedicate all’innovazione agroalimentare attribuiscono crescente importanza all’integrazione tra ricerca, industria, sostenibilità e trasferimento tecnologico. L’obiettivo è favorire sistemi produttivi più resilienti, interoperabili e capaci di rispondere contemporaneamente alle esigenze del mercato, della sicurezza alimentare e della competitività internazionale.

Per AGroDiPAB Ho.Re.Ca. questa evoluzione apre una riflessione strategica.

Il distributore non rappresenta più soltanto il collegamento logistico tra industria e cliente finale. È sempre più spesso il punto di incontro tra informazioni, prodotti, servizi e competenze. La qualità dell’innovazione dipenderà quindi anche dalla capacità di condividere dati, coordinare processi e creare continuità tra tutti gli attori della filiera.

L’innovazione alimentare, in altre parole, è un processo collettivo che coinvolge produttori, distributori, operatori della ristorazione, istituzioni e ricerca.

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Incarico istituzionale per la nostra Associazione

Con immenso orgoglio comunichiamo che nei giorni scorsi AGroDiPAB HO.RE.CA. ha assunto ufficialmente il coordinamento diretto del nuovo tavolo “Filiera HoReCa” presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Non siamo stati semplicemente invitati ad ascoltare: siamo noi a guidare il confronto.
𝐋𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 “𝐈𝐦𝐩𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐈𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞” 𝐞 “𝐃𝐃𝐓 𝐄𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨” 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐚𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐚𝐠𝐦𝐚𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞.
Lavoreremo su tre priorità operative immediate:
𝐑𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐔𝐦𝐚𝐧𝐞: competenze e nuove regole per gestire il lavoro in modo sostenibile.
𝐄𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐋𝐨𝐠𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚: protezione e ottimizzazione dell’ultimo miglio.
𝐒𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐅𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞: strumenti concreti per la tutela del credito delle PMI.
Questa è una svolta storica che legittima il valore strategico di chi distribuisce e valorizza l’eccellenza del Made in Italy.
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Chi porterà domani i prodotti sulle tavole di bar, hotel e ristoranti?

Ogni giorno migliaia di imprese della filiera Ho.Re.Ca. garantiscono una promessa semplice quanto fondamentale: consegnare il prodotto giusto, nel posto giusto e nel momento giusto. Questo meccanismo rodato poggia su una figura professionale destinata a diventare sempre più strategica: l’autista.

Attualmente la distribuzione agroalimentare si trova di fronte a un problema che non è logistico, ma anagrafico. Secondo il più recente rapporto dell’International Road Transport Union (IRU), in Italia il 45% degli autisti di mezzi pesanti ha più di 55 anni, mentre solo il 2,2% ha meno di 25 anni. È  uno dei divari generazionali più marcati a livello europeo.

Da qui a 10 anni?

Una parte consistente degli operatori oggi impiegati nella distribuzione raggiungerà l’età pensionabile, mentre il numero di giovani che sceglie questa professione continua a rimanere limitato. Qui si mina la stabilità dell’intera filiera.

Per un produttore, un importatore o un distributore Ho.Re.Ca., la puntualità delle consegne è uno dei principali fattori di competitività. Un bar che non riceve il latte prima dell’apertura, un ristorante che attende una materia prima fresca o un hotel che deve rifornire il buffet della colazione non possono non riceverlo… ecco perché a nostro parere la questione assume una dimensione manageriale.

Occorre rapidamente investire sul ricambio generazionale per dare continuità operativa all’impresa. Rendere più attrattiva la professione, migliorare l’organizzazione del lavoro, favorire la formazione continua e valorizzare le competenze degli autisti: stiamo parlando di decisioni strategiche che incidono direttamente sulla capacità dell’azienda di mantenere gli impegni assunti con i propri clienti.

La distribuzione agroalimentare italiana ha costruito negli anni un patrimonio fatto di puntualità, flessibilità e capacità di rispondere rapidamente alle esigenze dei clienti. Se vogliamo conservare questo patrimonio dobbiamo impegnarci a programmare in modo sempre più attento le nostre risorse.

Una questione di reputation 

Ogni consegna effettuata nei tempi previsti contribuisce a rafforzare il rapporto di fiducia tra fornitore e cliente. Prepararsi oggi significa garantire domani quella continuità di servizio che rappresenta uno dei principali punti di forza della filiera Ho.Re.Ca. italiana. Certo, la qualità di un prodotto comincia dalla sua origine, ma si completa soltanto quando arriva puntualmente nelle mani di chi ogni giorno lo trasforma in valore per il consumatore finale.

Vuoi rimanere aggiornato sulle tematiche più importanti per la distribuzione Ho.Re.Ca.? Associati ad AGroDiPAB Ho.Re.Ca., scrivi a segreteria@agrodipab.com

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Se l’insicurezza alimentare cresce, cambia anche la responsabilità della filiera

Insicurezza alimentare non è mancanza di cibo. 

Per lo meno non lo è più.

La sfida attuale, infatti, riguarda la possibilità, per un numero crescente di cittadini, di accedere con continuità ad alimenti sani, sicuri, nutrienti e di qualità.

Noi siamo parte integrante – in qualità di attori della filiera – di questa sfida.

Secondo il Rapporto Il Caso Italia 2026 dell’Osservatorio Waste Watcher International, l’indice nazionale di insicurezza alimentare ha raggiunto quota 14,36, in aumento rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo è il dato riferito alla Generazione Z, dove il fenomeno registra un incremento del 50%, mentre nel Mezzogiorno la crescita raggiunge il 28%.

Il problema riguarda sempre più la qualità dell’accesso al cibo e la capacità delle famiglie di mantenere nel tempo un’alimentazione equilibrata, anche in presenza di tensioni economiche.

Per questo motivo il ruolo della filiera agroalimentare assume un valore strategico.

Ogni scelta compiuta lungo la catena produttiva contribuisce infatti a determinare disponibilità, qualità, sicurezza e accessibilità degli alimenti. La competitività del sistema si misura anche sulla possibilità di garantire continuità di approvvigionamento, stabilità dei prezzi e mantenimento degli standard qualitativi.

Il paradosso evidenziato dal rapporto è particolarmente interessante: mentre lo spreco alimentare domestico continua a diminuire, cresce contemporaneamente l’insicurezza alimentare. Significa che una parte della popolazione acquista con maggiore prudenza, ma incontra maggiori difficoltà nel costruire una dieta completa e stabile nel tempo.

La funzione sociale della filiera

Valorizzare le produzioni nazionali, ridurre le inefficienze logistiche, investire nell’innovazione, favorire la trasparenza dei mercati e sostenere modelli distributivi sono strumenti concreti per rafforzare la sicurezza alimentare del Paese.

Anche le politiche pubbliche sono chiamate a evolvere: oggi non è più sufficiente aumentare la disponibilità di alimenti, occorre creare le condizioni affinché il cibo di qualità rimanga realmente accessibile alle persone, senza comprimere la sostenibilità economica delle imprese agricole, dell’industria alimentare e della distribuzione.

L’insicurezza alimentare, quindi, non rappresenta meramente un indicatore sociale: è anche un indicatore della resilienza del sistema agroalimentare nazionale.

Da qui che può partire una nuova stagione di politiche capaci di coniugare competitività, sostenibilità e diritto a un’alimentazione di qualità, riconoscendo alla filiera italiana un ruolo sempre più centrale nella tutela del benessere collettivo. Noi di AGroDiPAB Ho.Re.Ca. intendiamo essere protagonisti primari, per questo richiediamo il tuo supporto.

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Il packaging e la lezione che arriva dall’Europa

Quanto vale una scatola?

La risposta più immediata sarebbe: poco, in fondo il valore sta nel prodotto che contiene. Nel vino, nel caffè, nella pasta, nelle conserve, nelle bevande. L’imballaggio sembra quasi un elemento secondario, qualcosa che accompagna la merce dal produttore al cliente.

Come mai allora l’Europa sta costruendo una normativa che parte da una convinzione opposta? Che, cioè, il packaging sia parte del prodotto stesso?

Questa filosofia sta dietro al nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che entrerà in applicazione il 12 agosto 2026 e che coinvolgerà direttamente produttori, distributori, logistica e operatori del mondo Ho.Re.Ca.

Secondo la Commissione Europea, ogni cittadino dell’Unione genera oggi circa 178 chilogrammi di rifiuti da imballaggio all’anno. Senza interventi correttivi, questa quantità potrebbe crescere del 19% entro il 2030, mentre i rifiuti di plastica aumenterebbero del 46%.

Numeri che spiegano perché Bruxelles abbia deciso di intervenire in modo così deciso.

Un cambiamento epocale

Per molti anni la competitività si è misurata soprattutto attraverso il costo delle materie prime, l’efficienza della produzione e la forza commerciale. Oggi si aggiunge una nuova variabile: la capacità di utilizzare le risorse in modo intelligente lungo tutta la filiera.

L’imballaggio diventa così un indicatore di efficienza, influenza i costi logistici, determina la facilità di recupero dei materiali. Condiziona la conformità normativa. Contribuisce alla reputazione aziendale. È una trasformazione culturale prima ancora che tecnica.

Per anni il packaging è stato progettato per proteggere il prodotto, ora deve anche dimostrare di poter avere una seconda vita, deve essere riciclabile, deve ridurre gli sprechi. Deve dialogare con un sistema economico che punta sempre più alla circolarità.

Una rivoluzione che passa anche dai nostri magazzini

Quante delle attività quotidiane considerate normali oggi saranno ancora tali tra cinque anni?

Quanti processi logistici verranno ripensati?

Quante scelte di acquisto verranno influenzate dalla composizione degli imballaggi?

La storia dell’impresa è piena di innovazioni nate da elementi apparentemente marginali. Pensiamo al codice a barre, o al pallet, tecnologie o strumenti che inizialmente sembravano dettagli operativi e che hanno finito per rivoluzionare interi mercati.

Forse il packaging si trova oggi nella stessa posizione.

Noi non possiamo stare alla finestra a guardare, dobbiamo essere pronti a innovare le nostre aziende in maniera virtuosa, per l’ambiente e per il mercato.

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