Abbiamo un problema: il cliente finale
Partiamo da tre numeri.
Secondo il Rapporto Coop 2026 pubblicato la scorsa settimana, il 62% degli italiani dichiara di aver ridotto la convivialità fuori casa.
Tra chi l’ha ridotta, il 66% indica nelle difficoltà economiche una delle ragioni di questa scelta.
E il 38% considera il cibo pronto del supermercato una valida alternativa al ristorante.
Un altro dato: dal 2019 le vendite alimentari destinate al consumo domestico sono cresciute del 5,6% a volume. Nei prossimi mesi il 21% delle famiglie pensa di aumentare la spesa alimentare domestica, mentre l’8% prevede di ridurla.
Il cibo, quindi, resta centrale. È la destinazione di una parte della spesa che sta cambiando.
Se diminuisce la frequenza del fuori casa, l’effetto percorre tutta la filiera: meno coperti significano minori rotazioni, ordini potenzialmente più piccoli e una maggiore incidenza dei costi logistici.
La tua organizzazione è ancora coerente con il mercato che hai davanti?
4 analisi/ottimizzazioni per comprenderlo
Misura il margine per servizio e non soltanto quello sul prodotto. Una referenza può essere redditizia e la sua consegna molto meno. Metti insieme valore dell’ordine, margine, chilometri percorsi, frequenza delle consegne, condizioni commerciali e tempi di pagamento. Devi sapere quanto ti rimane realmente dopo aver portato quell’ordine fino alla porta del cliente.
Lavora sulla densità logistica: guarda fatturato e margine per giro, valore medio per fermata, saturazione dei mezzi e chilometri percorsi. E fai simulazioni: quanto recupereresti aumentando del 10% il valore medio scaricato a ogni fermata? Quanto incidono i chilometri improduttivi?
C’è poi il magazzino. Dividi l’assortimento per rotazione, marginalità e funzione strategica. Ogni referenza lenta assorbe spazio e capitale.
Usa inoltre gli ordini come sistema di allerta. Una riduzione progressiva del valore medio, maggiore frammentazione, spostamento verso referenze più economiche, richieste di dilazione o pagamenti che rallentano possono anticipare una difficoltà del cliente.
Trasforma gli ordini in intelligence di mercato. Costruisci un cruscotto mensile con poche variabili e confrontale nel tempo. Il dato Coop del 62% diventa davvero utile quando puoi chiederti: lo sto vedendo anche nei miei clienti? Dove? Con quale intensità?
Infine guarda a quel 38% di italiani che considera il pronto del supermercato una valida alternativa al ristorante.
È un dato strategico perché suggerisce che i confini tra i canali stanno diventando più permeabili. Gdo, delivery, ready-to-eat: tutti competiamo per la stessa occasione di consumo.
La domanda allora diventa: dobbiamo continuare a ragionare soltanto per canale o iniziare a ragionare anche per occasioni di consumo?
Colazione, pranzo veloce, aperitivo, cena e snack possono ormai essere soddisfatti in modi diversi. Capire dove si sposta il consumatore può orientare categorie, investimenti e nuovi mercati.
Se la tendenza a restare a casa per pranzi e cene continuasse per altri tre anni, cosa dovremmo cambiare oggi nella nostra azienda?
Riusciamo a prevederlo o dobbiamo aspettare che sia il magazzino a dircelo?
Forse è opportuno iniziare adesso a capire dove arriverà sul nostro conto economico.
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